venerdì 9 marzo 2012

Si e no

Seguo - ovviamente- Italiansinfuga perchè da scorci interessanti sulla vita all'estero di Paesi che conosco e di moltissimi altri che non conosco e nei quali non avrò mai la possibilità di vivere. Le esperienze di vita da expat hanno molte sfacettature, nessuno avrà mai lo stesso percorso di un altro nè avrà - nelle stesse condizioni - una reazione simile al presentarsi di una situazione uguale.

Per questo mi sento di poter "dire la mia" su un articolo apparso di recente, ovviamente sulla vita a Parigi,  scritto da Elena, redattricie di un blog che seguo spesso e volentieri  . Lei vive da anni nella capitale ed ha alle spalle esperienze che le vengono dal suo percorso iniziato da studentessa.

Avevo già scritto qualche cosa sul tema, alla luce di situazioni /decisioni inerenti la mia venuta con famiglia al seguito.

Riprendendo i punti nominati da Elena :
il clima: è vero che non è il massimo se consideriamo quello italiano mitigato/ protetto dalla barriera alpina e dalla vicinanza al mare, ma en generale è più douce rispetto a quello da cui vengo io (Alpi) quindi tutto sommato non è malaccio: l'afa dura poco, quando c'è e pur pesante, il freddo intenso pure, nevicate rare. Naturalmente ho vissuto sulla mia pelle l'estate inesistente del 2011, il freddo intenso  a -9°C dell'inverno 2011-2012, le nevicate a ripetizione di quello 2010-2011 e il caldo insopportabile dell'estate 2003.... che dire, me le cerco! Donc, nessun bisogno  o quasi di abbigliamento iperpesante l'inverno, ci si veste a cipolla ed a febbraio si può praticamente spegnere il riscaldamento e pensare all'abbigliamento primaverile.
Aggiungerei che a parer mio al clima uggioso di questi paraggi  è legata la tendenza a portarsi in casa un po' di verde, di fiori, una pianta che rilassano e danno un tocco di colore alle stanze, qui ci sono tanti fiorai quasi come l'onnipresenza di farmacie e boulangerie!

L'aggressività: condivido l'osservazione fatta. C'è gente maleducata, incivile ed aggressiva. Sul fatto di diventarlo in loco, ci si adegua al ritmo sostenuto della città, dove ognuno va dritto per la sua strada, camminando a 7km/h, zigzagando tra turisti che si bloccano di colpo davati a te per ammirare questo o quello,  anziani che avanzano con difficoltà, adulti bimbomuniti con accessori per l'infanzia,  pendolari con valigie enormi... il tutto dovuto al fatto che si è obbligati a correre per poter fare tutto: prendere l'RER dopo il metro (o viceversa) sperando che non ci siano intoppi di percorso, portare i bimbi a scuola prima o riprenderli dopo il lavoro rispettando i tempi dei centres de loisirs, riuscire a fare una spesa veloce prima di rientrare, magari doversi mettere in macchina per un tratto in mezzo al traffico dell'ora di punta.... quando si è bloccati con i mezzi, qui, non si può far altro che attendere. Alternative  semplici non ce ne sono. Ed ecco che -sempre secondo me - il fatto di essere in una metropoli in cui gli abitanti sono nella stragrande maggioranza immigrati (anche dalla provincia, s'intende), il fatto di non avere famiglia o amici a portata di mano su cui contare nel quotidiano.... beh, fa "pagare il conto" in termini di corse / stress / aggressività, chi più chi meno. Ma la maleducazione nasce anche da una diseducazione di fondo.

La solitudine: è un effetto collaterale del punto precedente. Non hai materialmente il tempo, nella giornata a ritmi serrati, di concederti una pausa più lenta per fare shopping con calma, uscire con gli amici all'improvviso senza guardare l'orologio o avere occasioni di incontrare gente nuova.  Ed ecco che il venerdì pomeriggio, si vede molta più gente ai tavolini dei bistro, ma solo perchè il giorno dopo si può rallentare il ritmo.
Si deve programmare il tutto (parlo dei finesettimana diversi dal poltrire sul divano) con largo anticipo, per poter fare qualcosa da associrare al relax ed allo svago. Se poi consideriamo il fattore clima da aggiungere alla pianificazione di certe uscite, allora può darsi che la tanto agognata giornata di relax  sulla spiaggia in Bretagna si trasformi - in giornate di sole -  in una parodia di Paris Plages o della folla sugli Champs Elysees, magari incontri pure un collega o un vicino di pianerottolo.... E poi code al rientro.

Alimentazione prettamente carnivora: vero ! Ed in particolare , da quando siamo qua, mangiamo anche in famiglia molto meno pasta e riso. Non perchè non ci sia la voglia, ma perchè rientrando a casa la sera, per me che sono abituata a non usare i piatti pronti / i sughi pronti ma di fare tutto da me, è più semplice e rapido (al solito si corre) cuocere delle fettine di carne /del pesce/ fare una frittatina accompagnandole da verdure miste o da une veloutèe piuttosto che preparare dei sughi sfiziosi / preparare lasagne e tortellini/ sfornare pizze. Cosa che faccio comunque, ma meno spesso di prima.
E comunque, se non si cerca per forza un piatto a base di carne, basta pensare ad una cucina diversa da quella francese, la varietà di certo non manca qui. Ma sempre di piatti pronti parliamo, o di ristoranti...

La mancanza di elasticità: vero, ma dobbiamo considerare che per noi quella che è una "mancanza" qui è associata ad un rigore che permette alle cose (vedi l'amministrazione) di funzionare su binari ben oliati. Mentre l'elasticità "all'italiana"  è invece più una risposta alla lentezza dei nostri sistemi, una maniera per velocizzare una procedura saltando alcune tappe che possono essere ritenute inutili all'ottenimento del fine voluto. Ed a volte una maniera per aggirare il sistema.... naturalmente dipende dalla casistica.

Insomma, nel mio caso particolare giungo alle stesse conclusioni di Elena, ma al condizionale: se alcuni fattori indipendenti dalla mia volontà avessero avuto altri sviluppi, sarei rimasta molto volentieri qui.... invece non s'ha da fare...
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