lunedì 21 settembre 2020

Deodoranti Diy - confronto

 Di alternative ormai ce ne sono a bizzeffe: un po' perché i social permettono scambi di informazioni e consigli (a volte non sempre la cosa è positiva), un po' perché il green/eco/bio va di moda (speriamo non sia solo questo).

Cosa vi spinge a cercare il fai-da-te?

Da parte mia la parte cosmetica/saponi è dovuta a eczema, poi da cosa nasce cosa.

Per il deodorante ho provato le soluzioni seguenti, per evitare quello da supermercato o l' allume di rocca da profumeria/drogheria e indirettamente ne consegue una riduzione della plastica prodotta (si riduce la domanda) e una riduzione della spesa (questo è un dato relativo, perché si trovano prodotti a  basso costo ma non sai cosa ti spalmi addosso, oppure soggettivo perché ognuno di noi già decide prima dell' acquisto quali caratteristiche/bisogni soddisfare attraverso l' acquisto):

- crema fatta miscelando burro di karitè , bicarbonato e oli essenziali (questi ultimi sempre facoltativi): ottimo nella mezza stagione per via delle temperature, ma io ho difficoltà di dosaggio nell' applicazione e di conseguenza  arrossamento ascellare dopo 3 gg.  Per via della temperatura, il dosaggio si complica.

- spray preparato con soluzione satura di bicarbonato, con oli essenziali (questi ultimi sempre facoltativi): rapido da fare, costo irrisorio, applicazione senza problemi. Unico neo, se vogliamo chiamarlo neo: in base alle temperature, meglio averlo in borsetta se serve . Mia scelta n.1!



- stick solido preparato con burri solidi a temperatura ambiente e oli essenziali (questi ultimi sempre facoltativi), quindi una versione diversa nella crema spiegata sopra. Assomiglia in tutto e per tutto a quelli acquistati, ma bisogna procurarsi le materie prime specifiche, si deve avere il contenitore giusto per dargli la forma e se non si ricicla un tubetto di quelli "da supermercato" bisogna usare le mani . Per me, stesso "problema" che la crema e nella stagione calda non ho voglia di rischiare sorprese in borsetta.

- roll-on preparato con aloe/argilla/idrolato e oli essenziali (questi ultimi sempre facoltativi): niente male (mia scelta n.2!) In base al contenitore (meglio se riciclato), ottimo anche da borsetta, gradevole sensazione sulla pelle. Eventualmente potrebbe disturbare un po' il fatto che sulla maglietta (all' interno) possa residuare un po' di argilla, ma si toglie tranquillamente col bucato normale.

Insomma, come per gli acquisti tradizionali, ormai anche nell'alternativa c'è il problema della scelta.

Io voto per il semplice/comodo (l' efficacia c'è per tutti).  E voi?

mercoledì 9 settembre 2020

Mentolo per l' estate....nel sapone! - lotto 3 (esaurito)

Ok, l'avevo preparato un po' di tempo fa, ma comunque il periodo di stagionatura obbligatorio non mi ha permesso di poterlo testare durante le "ondate di calore" estive.

Poco male, ci ho pensato oggi: doccia da brivido ;-)

 Produzione limitata perché voleva essere un esperimento anche per la colorazione... io adoro le tonalità del blu, nessuna esclusa.... quindi nelle prossime saponificazioni tenterò l'effetto marmo o la zebratura.

Certo che se confronto l' ultimo sapone alla cenere per il lavaggio dei piatti con questo...


sapone alla calendula (con rinforzo!) - lotto 2

 

Per questo sapone ho ripreso la stessa procedura della base fatta in precedenza (olio extravergine e petali), ma ho aggiunto un oleolito alla calendula e un "rinforzo" alla curcuma.                                                                                                


  

Perchè la curcuma?

Per l' effetto bi-color, certo l' occhio vuole la sua parte e mi piace sperimentare, ma soprattutto perché la curcuma ha proprietà antisettiche, antibatteriche e anti infiammatorie.

Certo non farà miracoli, poiché parliamo di un sapone che - come i classici detergenti - rimane poco sulla pelle e poi viene lavato via, ma non avrà un effetto 'carta vetrata' àchi già usa saponi artigianali per il corpo sa a cosa mi riferisco, quella sgradevolissima sensazione che obbliga a mettere una crema idratante subito dopo aver asciugato le mani ...

Rimane comunque un sapone 'dolce' combinato alla calendula, pulisce quanto deve, senza esagerare ed essendo surgrassato mantiene il film idrolipidico della pelle. In questo senso antiaging, potenziato dalla curcuma.

Che si decida di usarlo come sapone mani, viso o corpo.

venerdì 4 settembre 2020

Maschera capelli o balsamo 2 in 1

 Ok ammetto che trovare il tempo di aggiungere post extra rispetto a Instagram mi è difficile. Oggi però si può fare !! Quindi ecco che riesco a scrivere qualche dettaglio in più sulla maschera-balsamo... 

La prima volta usata come maschera, per via dei capelli secchi, io che tra colorazioni o mèches non ho certo reso vita facile a capelli abbondantissimi si, me extra fini. 

Con questa maschera capillare ( e gli shampoo solidi) ho notato la differenza MA causa scarsa organizzazione sui tempi di lavaggio alla fine la usavo gran poco. —> però ne ho regalata e ho avuto ottimi riscontri. Fate vobis....

Poco tempo fa ho riprodotto la maschera ma usandola, DOPO lo shampoo e il risciacquo, come balsamo sulle lunghezze. Asciugatura naturale o brushing —> ancora meglio, finalmente capelli ribelli domati!

Ok ma come si fa e cosa contiene?

É una emulsione a caldo di olio di cocco con una cera leggera di origine vegetale acquistata online. Fatti due conti : un bidoncino di 400 ml mi costa forse 2,50€ e mi durerà mesi.

La conservo in frigo in un ex contenitore di gelato alla panna ... ok forse meglio cambiare la prossima volta 😅

giovedì 28 maggio 2020

Saponi a km zero


La natura è generosa . Mai come in questo periodo particolare possiamo riconoscere quanto conta l’ ambiente  per la nostra esistenza. Alzi la mano chi è d' accordo.

Non possiedo un giardino enorme e sono gia fortunata così, inoltre mi piace dedicarmi (con risultati molto altalenanti, a dire il vero) a piante & co, dentro e fuori casa: in primavera in particolare si riparte intensamente, tra talee, raccolte, innaffiature, trapianti o rinvasi.

Bene, a farla breve: nella zona climatica dove risiedo e nel piccolo giardino che ho, posso raccogliere in abbondanza menta, alloro, lavanda, rosmarino, melissa, salvia, achillea e calendula.

C’ è quindi di che ritenersi autonomi per la produzione casalinga base di sapone personalizzato, shampoo e cosmetica di base per la famiglia. Ovviamente burri e oli a parte. 
Per alcuni esempi potete vedere le foto in post precedenti.

Oggi il focus va a due soggetti particolari:

  • sapone da bucato tipo Marsiglia, che produco nelle versioni lavanda / alloro / rosmarino. Non c’è un protocollo vero e proprio per la realizzazione del sapone e l'utilizzo del nome, ma il mio è tutto olio extravergine di oliva (100% in termini di materia prima - se invece inserisco varianti la percentuale di partenza scende al 90% circa. Nel prodotto finito il calcolo è ancora diverso). E poi ne faccio scaglie pronte all’ uso (come in foto) --> per detersivo pavimenti, crema sanitari, detersivo lavatrice.


  • saponi mani/corpo: alla calendula, lavanda, rosmarino, alloro. In versione Marsiglia (v. sopra) o con varianti di forma/profumazioni, ingredienti di surgrassamento che variano in base al lotto.  Sapone mani, corpo, capelli, igiene intima, shampoo liquido.
A breve fotografie dei primi lotti di quest' anno, se avete domande o suggerimenti, chiedete o scrivete pure!

mercoledì 27 maggio 2020

Evoluzione


Ovvero piccole attività crescono.



Quando le occasioni del momento ti fanno scoprire nuovi mondi creativi, nascono idee che con i bambini è facile declinare “ per i bambini”.



rilegare piccole agende
verisone midi - azzurra
Nel caso specifico, l’ interesse è nato da foto in rete (ma va?) e poi le figlie hanno apprezzato la possibilità di pensare e realizzare una cosa tutta loro. Sapete qual è il problema delle creazioni artigianali (a mio avviso)? Ci si affeziona: dall’ idea fino all’ oggetto concreto, ogni passo fa diventa quell’ oggetto un oggetto “tuo”, poi non vuoi più separartene.



Per distogliere da questo problemuccio, ho lanciato un seme: se facessimo un pensierino alle amichette per la fine della scuola? La pratica fa il maestro, si può capire se trasformare il divertimento in un vero hobby, al di là dell’ entusiasmo del momento.



Anche perché vedo che non si tratta solo di carta, colla, ago: si spazia con colori, tecniche, fantasie, trend. E materiali: accessori o strumenti indispensabili alla creazione vera e propria.

Comunque sia, spazio alla fantasia (tempo permettendo, anche adesso).

E anche se è riciclo, i materiali sono praticamente nuovi: si tratta "soltanto" di non buttare via oggetti ( o parti di essi) che non sono completamente serviti nel loro uso classico o semplicemente sono rimasti inutilizzati fin dall' inizio :
  • carta colorata da bricolage - abbiamo i ritagli
  • carta di quaderni di scuola a fine anno scolastico - abbiamo fogli intonsi
  • perline varie e gomitoli di cotone - abbiamo parti in perfetto stato /mai usate
Quindi smettiamola con l' associazione riciclo=recupero di parti vecchie/usate/scadenti .

Consigli, pareri, opinioni?

sabato 16 maggio 2020

Durante il periodo di confinamento si pensava davvero di poter fare un sacco di cose, chiusi in casa, vero? 


Di sicuro alcuni tempi, dedicati a trasferite di lavoro od altro, si sono annullati, ma proprio per potere fare le cosa in pace e stare in famiglia  questi tempi “recuperati” sono altrettanto velocemente stati dedicati e quindi assorbiti in cose abitudinarie: chi cucina con più calma o si dedica a ricette impegnative, chi aiuta con più pazienza nei compiti, chi si dedica ad una lettura.
Ecco, parliamo di letture: ho prenotato e scaricato alcuni libri in formato e-book … sapete quanti ne ho letti? UNO, di corsa prima che scadente il tempo massimo di prestito elettronico.

Quindi dove è finito questo tempo in più “ritrovato” grazie al confinamento?

Non so voi ma io dormo più a lungo la mattina. 
Consumo pasti più tranquillamente (ahi, i kg sono arrivati).
Sforno più pane (vedi sopra).
Sono un sostegno continuo per compiti vari: connessioni che saltano, schede da stampare all’ ultimo, foto e scan di compiti fatti da rispedire, riunioni con le insegnanti o udienze di gruppo….
Passeggiate (da quando si può uscire).

Tempo aggiuntivo per gli hobby: sempre quello di prima (poco).
Però ho scoperto la rilegatura, assieme alle figlie. Si fa tranquillamente anche davanti alla tv, basta avere un tavolino ed il materiale sottomano.
Siamo ai primi tentativi (già spariti nelle grinfie delle pargole - v. foto), ma anche ai primi progetti da regalare: la piccola vuole dei mini-diari per le amiche del cuore.

Quindi: nel fine settimana (oltre a buttare un occhio alla tesina di terza media della grande - ohmygod) inizieremo preparare i fascicoletti, tutti rigorosamente da carta da riciclare/recuperare , con inserti in carta da pacco se ne troviamo e di carta velina per i disegni in trasparenza. 
Le varianti sono infinite, ma soprattutto le persone in gamba già esperte in materia sono davvero tante, quindi è relativamente facile trovare spunti sul metodo. Un mondo nuovo che ho scoperto grazie a Instagram comunque!

Sia mai che la grande non lo trasformi in un vero e proprio hobby creativo, ci spero!!

martedì 14 aprile 2020


Questo periodo ci fa vedere le cose in modo diverso…. O almeno dovrebbe.

Una delle cose positive è che molti di noi cercano davvero di utilizzare meglio le materie, le risorse, gli oggetti con i quali viviamo la nostra vita quotidiana.

Oggi ho fotografato un bel fiore in giardino ed ho inserito un paio di commenti in instagram. 

Beh, mi è tornato in mente, riflettendo a come le nonne in particolare ne apprezzavano la tenuta nel periodo invernale perché una delle poche decorazioni vegetali da interni disponibile, che in effetti avevo utilizzato le “monete” in un’ attività con i figli tempo fa.

Stavamo cercando un’idea da fare ad una persona, l’occasione fa di necessità virtù e dato che stavo “pasticciando” con la cera d’ api grezza…. beh, è nata la candela decorata così:


La destinataria del pensiero ha apprezzato, i bambini hanno fatto del loro meglio, io mi sono divertita a spiegare come incollare “delicatamente mi raccomando” quei bei petali color madreperla.

Quest’ anno non so: generalmente lascio le piante fino a quando iniziano a seccare, poi le tolgo, salvando qualche rametto, i semi (è una pianta bi-annuale) e le piantine di un anno.

sabato 14 marzo 2020

Shampoo solido vs sapone SAF

Dato che uso ultimamente più Instagram con foto... avevo lasciato in bozza le righe qui sotto. Poi è intervenuta la questione Covid-19 ed è detto tutto....



Mi ero ripromessa di dare una valutazione a distanza di qualche tempo dei panetti di shampoo secco autoprodotti.
Ho utilizzato diversi ingredienti , principalmente il tensioattivo SCI e argille, terre lavanti ed erbe rinforzanti.  Per due panetti ho speso in tutto una cifra molto contenuta, a mio avviso, la valutazione ora quindi si rivolge solo alla comodità di utilizzo, alla durata del panetto ed al suo risultato sul capello:

  • comodità di utilizzo --> visto l 'uso (il panetto non va immerso in acqua, va strofinato sui capelli bagnati e solo per il tempo necessario ad avere uno strato di shampoo sulle lunghezze. Non fa schiuma come uno shampoo tradizionale e ancor ameno di uno shampoo SAF. Poi lo si può appoggiare su un porta sapone per farlo asciugare fino al successivo utilizzo) è pratico. Una volta asciutto è trasportabilissimo, esattamente come un sapone SAF. Risciacquo acido come un sapone SAF. Lato positivo a mio avviso rispetto ad un SAF: è più delicato sui capelli.
  • durata del panetto: il mio (60 gr circa), nel formato nel quale l'ho 'stampato', è durato per 12 lavaggi, sbriciolandosi in pezzi poco gestibili per gli ultimi 3 lavaggi. Quindi, direi, durata inferiore ad un flacone di shampoo classico e decisamente inferiore nella durata ad un pezzo di sapone SAF.
  • risultato sul capello: stando l' utilizzo del risciacquo acido come per i saponi SAF (e comunque sarebbe meglio anche per gli shampoo classici, data la natura del capello), il tensioattivo mi pare sia meno aggressivo. Il mio capello risulta più morbido, o , se vogliamo, meno stopposo che non con il sapone SAF (per gli shampoo classici non mi pronuncio, dato che usavo sempre il balsamo).
Cosa farò in futuro: userò ancora questi saponi, ma fino all' esaurimento dello SCI che ho comperato (è inquinante pure lui e pure allergizzante/irritante, quindi attenzione pelli sensibili) ma magari nei saponi per lavastoviglie.... vedrò. Di sicuro farò altri saponi SAF (come quelli in foto), scontandoli maggiormente per renderli meno aggressivi sul capello.  

PS: con il lavaggio di mani a cadenza più sostenuta in periodo pandemico, viva il sapone SAF (quelli industriali mi hanno distrutto la pelle in pochi giorni, con relativi arrossamenti/screpolature)

lunedì 3 febbraio 2020

Calendula - lotto 1

Finalmente ho trovato il tempo di preparare gli ingredienti e farlo, questo benedetto sapone!

I fiori mi aspettavano ormai dall'estate, tra le piante del mio giardinetto sono davvero le più resistenti, a tutte le temperature. In foto a lato la pianta fiorita che ho all' esterno.

Si dice che il nome richiami la cadenza mensile della fioritura.... di sicuro la pianta è generosa in termine di capolini e di semini. Viene coltivata come annuale ma se la si lascia a terra, supera facilmente l' inverno e fiorisce pure al gelo. I semi germinano facilmente.

Fig.1
Ha diversi usi officinali, io la raccolgo principalmente per farne oleoliti per creme e saponi: pare sia nutriente, protettiva per la pelle e antiacneica; i fiori sono commestibili, personalmente non ho provato.

Nel sapone di ieri, SAF ( 90% olio extravergine di oliva, 10% cocco bio, surgrassato al 4%), la componente "calendula" è rappresentata dai petali.


Fig.2
Dopo adeguata stagionatura, testerò il mini-sapone di prova e solo successivamente potrò iniziare ad usare le saponette prodotte.


Due le versioni:
- taglio della barra di sapone (fig.1)
- forma più classica quadrata, ovale, rotonda (fig.2)

Cosa ne dite?



  

martedì 28 gennaio 2020

Sostenibilità vs Abitudini

In occasione della preparazione della scorta di detergente per il lavello di cucina, mi è tornato alla mente il fatto che mia madre avesse la stessa abitudine.

Non tanto di preparare un detergente apposito, quanto l' azione di fondo: pulire il lavello la sera al termine del riordino della cucina. E intendo svuotarlo + pulirlo per bene (spugne comprese) + asciugarlo.  
Non so voi, ma quest'azione sancisce anche per me la fine della corvée serale in cucina. 

Il condizionamento mentale che invece subiamo oggi ci porta a credere che serva assolutamente un prodotto specifico per ogni singola cosa ( e se lo avete notato, iniziate a liberarvi di un sacco di orpelli inutili): un vero carosello di flaconi, spray, contenitori, prodotti simili che ci fanno credere siano destinati a cose diversissime e guai confonderli ....

Tornando al lavello di mamma, lei si limitava a dargli una bella passata/pulita a fine giornata, rubinetteria e annessi compresi, seguiti da un' altrettanto bella passata con uno strofinaccio pulito per asciugare tutto. E basta.

Leggendo qua e la, mi sono imbattuta in una routine "lavello"  che abbina un detergente semplicissimo (quello in foto): ho preso quindi l' abitudine di prepararlo ed usarlo --> bicarbonato, opzione olio essenziale 1 goccia, uno spruzzo di sapone (come questo per i piatti , autoprodotto pure lui). Oltretutto ho un mio tawashi specifico.

Il punto rimane però che pulisco il lavello comunque, con o senza "apposito detergente", ma cosi lo faccio meglio e con coscienza. Quindi, se avete tempo/voglia/curiosità, potete provare ad adottare tale routine nel caso facesse al caso vostro; se vi pare un impiccio aggiuntivo inutile, perché già vi regolate diversamente, passate oltre.

Io dico solo che la mattina trovare la cucina in ordine, pulita e leggermente profumata (pure!) è un'ottima maniera di iniziare la giornata!

sabato 14 dicembre 2019

No poo .... eppure li usiamo lo stesso

con argilla verde ed altre polveri "amiche
dei capelli", i colori possono cambiare in funzione
dei componenti scelti e degli oli essenziali
Mi sono imbattuta di recente in un vecchio articolo.... eh sì, mi capita di leggere cose un po' datate (chiariamo pero' che intendo per "datato"  un testo di un paio di anni fa, non del giurassico).
Nello specifico, e riassumendo, si trattava di considerazioni sul movimento contro lo shampoo, nato sull' onda - anche modaiola, quando non proprio strettamente ambientale - del rifiuto verso le "tossine" nei prodotti commerciali per la cura del corpo e l' igiene, che rovinerebbero la salute e comprometterebbero l' ambiente. OK.

I colpevoli individuati sarebbero tensioattivi e i solfati (identificati con SLS e SLES, economici e quindi molto usati), che di fatto sciolgono lo sporco ma lavano via anche lo strato lipidico protettivo della pelle. Quindi vengono considerati aggressivi e poco indicati per soggetti particolarmente sensibili o delicati. Fin qui niente di nuovo sotto il sole.

Da anni io autoproduco i saponi per il corpo e, da quando lo faccio, l' uso di prodotti diversi mi risulta fastidioso sulla pelle.

Tornando agli shampoo, spopolano i solidi ora. Ma cosa contengono? Quelli  che ho avuto l' occasione di vedere di persona, contengono SCI ovvero sempre un tensioattivo, ma più "delicato", pare.

Ho voluto comunque "sbatterci il naso" e l ho preso per verificare e farmene un paio in casa (v. foto).

Allora:
  • sulla confezione c'è comunque simbolo di avvertenza perche può' provocare una grave irritazione agli occhi ed è comunque fortemente nocivo per gli ambienti acquatici. 
  • deve essere maneggiato con guanti, maschera e occhialini di protezione  - già a questo punto desideravo non averlo comperato (ok dovevo informarmi meglio prima)... - e smaltito in centri di trattamento appositamente previsti
  • ho comunque provato a produrre lo shampoo solido (con percentuale SCI ridottissima, inferiore al 10% rispetto ad altri in commercio) : facile e rapido (con tutta l' attrezzatura di cui sopra), ora pero' esito ad usarlo, nonostante l' uso di argilla, shikakai e guimauve.... buffo, no?

Se comunque un tensioattivo deve esserci, chi mi dice che il bilancio finale (compresa la sua produzione, oltre all' uso) di questi solidi sia migliore di quelli  liquidi tradizionalmente in commercio?

Quali sono le vostre esperienze, ma soprattutto se li usate: in che percentuale il tensioattivo SCI è presente nella lista ingredienti e come si trova la vostra pelle/cuoio capelluto dopo il ripetuto uso?

Il costo di produzione di questi in modalità casalinga si aggira intorno ai 4 euro, usando polveri varie, argille, tensioattivi e oli essenziali. In rete se ne trovano a 15 € per un panetto di 60 gr ...



domenica 1 dicembre 2019

Giochi di una volta ... o di adesso?

Stanchi dei soliti giochi elettronici, moderni, graficamente perfetti, avvincenti  e coinvolgenti?
Si sta sempre davanti ad  uno schermo però, che sia da soli o in gruppo....

Adesso che le giornate sono più corte e fa freddo, le occasioni per fare attività divertenti in luoghi al coperto - che sia dentro casa o scuola o addirittura mezzi di trasporto, penso ad esempio a viaggi durante le Festività di fine anno - diventano più frequenti.

Ma per non "cadere" nell' abitudine, ho rispolverato una piccola chicca: il gioco delle 5Marie ovvero delle 5 pietre.

Qualcuno lo conosce?

Personalmente ne ho scoperte le regole, e passate alle figlie, proprio quando ho trasformato il gioco originale in versione "soft".

Non tanto per difficolta di reperire il materiale per il gioco  tradizionale, quanto per salvare tavoli o pavimenti in casa. O per poterlo agevolmente trasportare anche in tasca.....tanto occupano un mini-spazio ;-)

Ecco allora i miei mini- sacchetti!







Ed ecco le regole, altrettanto semplici, per un' attività in gruppo (più divertente) ma anche in solitario, se si preferisce:

 - si gioca su uno spazio piano, come tavolo o pavimento, ad esempio;

- il primo giocatore lancia i sacchetti sul piano e poi ne prende uno in mano. Inizia lanciandolo in aria e, mentre ricade, tenta di prendere uno dei sacchettini sul piano recuperando poi al volo il sacchetto lanciato per primo. Ora avrà in mano due sacchetti, i restanti sul piano. Lo stesso giocatore deve poi lanciare i due sacchetti in aria e tentare, mentre ricadono, di recuperare un terzo sacchettino dal piano E gli altri due che stanno ricadendo. e così via fino alla fine;

- se riesce a recuperarli tutti, deve lanciarli in aria e recuperarne solo uno con il dorso della mano. Se riesce, vince.

- se non riesce, si passa al secondo giocatore. In turno passa così ad ogni sbaglio del giocatore in turno;

- il punteggio si calcola a sacchetti raccolto (1 sacchetti = 1 punto).

Il bello è anche questo, oltre alla destrezza: si può interrompere quando si vuole, vince chi ha il punteggio maggiore.

Ora a voi: conoscete questo gioco e se sì, ci avete mai giocato?
Se avete ricordo di regole diverse, fatemi sapere, mi interesserebbe molto conoscere le varianti!

lunedì 21 ottobre 2019

Tovaglietta bis - libellula in blu

Anche questo fidget è diventato tovaglietta.
Mi pare sia - assieme al cuscino - il formato più adatto perchè pratico e maneggevole, date le dimensioni contenute:

  1. pratico da lavare
  2. pratico da mettere via
  3. pratico da tenere aperto nell'uso .

Ecco alcune foto della versione blu, appena terminata, che comporta:

  • zona con pizzi e merletti, alcuni fissi, altri mobili --> è possibile infilarci le dita, farci passare il cordoncino, sentire la diversa consistenza dei filati
  • bustina portafazzoletti  (sempre utile) con applique'  
  • zona bottoni e cordoncino
  • zona cerniera
  • zona fiore ad uncinetto ( lana )

Il retro richiama i i toni del blu/marrone, cambiando ancora una volta il tessuto: fuori pile morbido, all'interno cotonine, raso, jeans.

 Disponibile.









martedì 8 ottobre 2019

Libellula formato tovaglietta

E' diventato in realtà piuttosto un prototipo, perché ho rispolverato un paio di tecniche di cucito .

Il risultato è .... discreto? Non ne sono soddisfatta completamente, ma solo perché non avevo materiali migliori disponibili né potevo procurarmeli in questi giorni. La prossima volta sarà dedicata maggiormente all' armonia dei colori, ma qui avevo voglia di arrivare ad un risultato (e scusate la sovrapposizione di quadrettature hihihiii).

Cosa ho assemblato in questo piccolo rotolo? Una mini-raccolta tattile che unisce semplice manualità:

- rosa in lana
- nastro  mobile con pallina in legno
- corolla in pizzo
- porta-fazzoletti (pratico, no?)
- bordure colorate a simulare le onde per un
- pesciotto riempito di lavanda profumata
- gancio mobile (velcro) per fissare il suddetto pesce
- tasca con cerniera (per non perdere il pesce)

Il retro in morbido pile rosso fuoco ha due laccetti bianchi per la chiusura.

domenica 29 settembre 2019

Libellula

vista frontale del cuscino con le attività,
 dimensioni standard
Oggi ho terminato il mio primo "fidget quilt" nella versione cuscino.

Questo cuscino ha già un proprietario, a breve pero' realizzerò altri modelli della stessa tipologia.

La linea Libellula avrà 3 versioni, in futuro:
  • cuscino
  • quilt (assomiglia ad una piccola trapunta)
  • rotolo (ovvero piccolo quilt delle dimensioni  all' incirca di una tovaglietta per colazione)
Sono interamente artigianali, realizzati con la tecnica del cucito, usando tessuti e materiali semplici, ma combinati in modo tale da stimolare attenzione e manualità. Quindi via libera alla fantasia. Se poi viene realizzato per una persona specifica, che ha preferenze di colori o temi particolari, meglio ancora. --> Bonus: in un angolino viene sempre inserita l' iniziale del nome, realizzata ad uncinetto.

Si variano colori, materiali e motivi, ma bisogna tenere presente che sono articoli che devono resistere a lavaggi frequenti. 

già in borsa per la consegna, visto di profilo
(il retro è in morbido pile)
Da dove viene il nome "fidget quilt" --> il termine indica trapuntine realizzate cucendo assieme stoffe e materiali vari, per creare attività morbide ma stimolanti la concentrazione. Non devono essere per forza "quilt" ma l' idea è dare alle dita ed alle mani qualcosa da fare: vengono  infatti usate soprattutto per pazienti colpiti da alzheimer/demenza o semplicemente per anziani che hanno bisogno di aiuto per tenersi occupati.

Perchè Libellula?
Perché questo insetto è silenzioso e fragile, ma il suo nome rimanda - secondo alcuni studi - alla bilancia e quindi all' equilibrio, secondo altri studi alla libertà ed alla pace.








In arrivo la versione  "rotolo/tovaglietta"....

giovedì 19 settembre 2019

Gesti vs parole

Ma qui ci sono più parole che gesti.
Nel tema "eliminare/sostituire/ridurre la plastica nel quotidiano"  c'è tanto da dire e da fare.

 

















Un primo passo è rendersi conto di quanta plastica ognuno di noi usa.
Segue il capire se vi sono alternative per quanto non è eliminabile*.

Per non fare lo struzzo, prendo il mio quotidiano di una giornata-tipo e scrivo accanto quanto ho potuto fino ad ora fare:

  • prima colazione: talvolta yogurt /biscotti o torte fatti in casa. Latte: bottiglie in plastica, in alternativa autoproduco con soia o nocciole o riso, ma in famiglia non piace.
  • spuntino scuola delle figlie: yogurt/frutta o torte/biscotti in sacchetto di cotone (fatto da me). Per l' acqua, borracce (ma sempre plastica è)
  • pranzo per l' ufficio: uso lunchbag o furoshiki  o borse di tela fatti da me (ma uso contenitori di plastica)
  • spesa: borse di tela. Per gli acquisti di frutta e verdura al market, sono obbligatori i sacchetti biodegradabili; per il mercato ok con sacchetti di carta o sporte in tela. In genere tra gli alimentari   si trovano alternative agli imballaggi, ma non sempre. E non ho intenzione di triplicare il tempo dedicato alla spesa per cercare 2 prodotti qui, 4 lì, 3 dell' altra parte (prima o poi la GDO migliorerà anche in Italia.. --> idem per gli shop online, tra l' altro).

Plastica eliminabile* o meno
Una delle cose che mi pare essenziale è sapere quale - tra la plastica che si acquista - venga da vecchia plastica riciclata (qui servirebbe seguire una filiera del riciclo della plastica, dato che si fa la raccolta differenziata, no?), in modo da ridurre la produzione di nuova plastica.

Esempio: non butto adesso i miei contenitori in plastica per acquistare nuovi contenitori in vetro. Non ne vedo il motivo (ormai sono stati prodotti e sono pienamente funzionanti), se non il controproducente aumento di rifiuti versus l' alimentazione di un nuovo fiorente commercio di prodotti che cavalcano l' ondata "green". Quando avrò necessità di sostituirli, farò un acquisto più consapevole e mirato.
Invece--> non acquisto nuova pellicola per alimenti, ma autoproduco dei beewrap in cera d' api; così come non costringo le figlie a usare bottiglie di vetro a scuola, ma cerco di inculcare che uno spuntino fatto in casa, impacchettato nella busta in cotone, va benissimo ed è più salutare.

Se invece non fosse eliminabile, capire se si tratta di reale impossibilità oggettiva o di abitudine.
Se abitudine, si può consumare con parsimonia o maggiore attenzione?
Esempio: materiale sportivo (chi ha figli capisce cosa intendo, ma anche una semplice puntata in piscina chiarisce l' idea). Qui si incastra una reale difficoltà in termini di tempo (per cercare un' alternativa senza plastica), di costo e logistico (non si può diventare pazzi a capire come ottenere un prodotto o impegnarsi un rene).
Invece--> se autoproduco saponi/shampoo/detergenti per la casa, posso mediare l' esigenza di risultato con prodotti più ecofriendly e dosare meglio nell' uso reale. Oppure: per il materiale scolastico (visto il periodo, siamo in un'orgia di plastica), se la scuola non fa un minimo sforzo la famiglia può intervenire e dirottare almeno in parte gli acquisti verso qualcosa di più attento.

E far notare a famigliari-amici-conoscenti la cosa: non perché "siamo migliori" ma perchè è da idioti non fare proprio nulla.

Riassunto: consumare meno (si può e si guadagna in qualità) + consumare meglio (quando si può = scelta dei prodotti)

mercoledì 21 agosto 2019

Sostenibilità #6 detergente vetri-specchi

Siamo al consiglio n.6: il detergente vetri/specchi è davvero a costo zero...

  • zero plastica (uno spruzzino vuoto in casa ce l' abbiamo tutti)
  • zero spesa (bucce d' arancia, aceto, acqua: tutti ingredienti comuni, l' ultima arancia qui è "passata" ad aprile)
  • zero tempo (si imbottiglia, si lascia in frigo a riposare e si aspetta 15 gg)
  • zero sprechi (dura un botto e si mantiene ottimamente)

Sulla base del mio "calendario pulizie", oggi  era di turno l'Incombenza Spaccaschiena (non so voi), per fortuna ho casa piccina, ma tra finestre (interno/esterno), quadri, specchi, schermi vari, vetri doccia e oblò della lavatrice (ebbenesì) un'oretta è passata. E non sono una perfezionista che da la caccia ad ogni macchiolina!

Il pannovetri aiuta di sicuro, ma una passata energica basta e avanza et voilà: finito fino alla prossima necessità.

Insomma: ve lo consiglio caldamente!

lunedì 22 luglio 2019

Sapone alla cenere = sapone piatti

Sapone alla cenere pronto e finito.
Beh insomma, deve finire la stagionatura, ma è tagliato e in attesa dell' uso.

Queste saponette (12 tagliate dalla barra intera) verranno grattugiate e sciolte una ad una, per finire in un bel  flacone di sapone piatti.
Da quando l' ho provato ne sono rimasta molto soddisfatta, tanto da ripetere la produzione più volte.

Lava bene, la pelle delle mani ringrazia, è meno impattante del prodotto da supermercato in termini di produzione (utilizzo olio di oliva nella saponificazione a freddo), produzione di plastica (riuso vs acquisto) e utilizzo della cenere di legna della stufa.



  Tra le tante cose che è possibile fare per contenere i nostri consumi "inquinanti", questo è uno dei miei preferiti.

Non ha un odore particolare, anzi non ne ha nessuno, ma a quale scopo dovrebbe? Meglio qualche goccia di olio essenziale nel flacone, una volta sciolta la saponetta, per apprezzare maggiormente il lavaggio dei piatti ....hihihi.

martedì 2 luglio 2019

Runner

Non vuol dire che con questo caldo mi sono messa a correre, ci mancherebbe altro.
Non ho il fisico per certe cose....

Lilla 
Ho il fisico per starmene seduta a cucire, questo si'...... ed infatti ho dato una sistemata - imbastendolo in previsione del fissaggio finale - ad uno dei centrini in cotone ereditati dalle nonne:

uno bello, grande e lilla.
Al centro di un bel runner da tavola color viola scuro (a lato, foto non particolarmente riuscita, purtroppo).

Cosa fate voi con i classici centrini? Suppongo che ne abbiate, volenti o nolenti, già  avuti.

Croce e delizia delle nonne e mamme, dopo un periodo di dismissione mi pare che stiano tornando di moda, vintage o rivisitati in chiave più moderna. Il crochet sta spopolando!

Ho visto un sacco di belle fotografie in rete, quelle che più mi piacciono sono 3:

  • centrini utilizzati sulle tende in applique, per tagli artistici a mo' di finestra o pizzo (già realizzato)
    Beige su cioccolato
  • come runner da tavola, appunto, ma con soli centrini di taglia diversa uniti in modo irregolare (fa un po' gipsy, ma in un ambiente ipermoderno è un tocco niente male -  da provare). Da parte mia , un pezzo unico, grande, mi basta. Un altro qui (si vede nella foto sullo sfondo del lavoro) , in versione beige sur chocolat invece qui a lato.


  • nelle tovaglie, similmente alle tende, ma in questo caso in versione "recupero": ovvero piazzati strategicamente in punti irrimediabilmente macchiati (la tovaglia si fora, rimane l' intarsio coperto dal centrino, et voilà) -  da fare, work in progress 


Cosa ne dite?
Direi che si ama o si detesta....

lunedì 24 giugno 2019

Sostenibilità #5 Eliminiamo i tovaglioli di carta

Questo e' un passo più "simbolico" contro lo spreco, credo.


I tovaglioli di carta dovrebbero già venire da foreste gestite in modo sostenibile, ma non sempre la confezione riporta l' etichetta giusta e non tutti supermercati li tengono sugli scaffali.
La cellulosa per fortuna è lavabile, riutilizzabile e infine biodegradabile, in particolare se non tinta né sbiancata. Vale la pena farci un pensierino, al prossimo acquisto, no?


Ma torniamo a noi:
e' possibile ritornare ai tovaglioli di stoffa? E' possibile correggere il riflesso automatico di allungare una mano verso il tovagliolo di carta, che si getta a fine pasto? 
A favore della cara stoffa, come qualche tempo fa: non si tratterebbe di tonnellate in più da lavare, dopotutto. E nemmeno servono cassetti in cucina da dedicare a decine di tovaglioli di stoffa pronti all' uso, ben stirati e inamidati. E' sufficiente un angolino in un cassetto, piegati e riposti una volta asciutti. E spaiati, a tavola, mettono allegria!

Era da un po' che volevo farne, partendo da pezze di stoffa oppure riciclandone di vecchie ...



Fatto sta che mi sono ritrovata a doverne fare in urgenza per la colonia delle pupe: due tovaglioli ciascuna, con busta e nome.


Non avendo sottomano la materia prima, mi sono dovuta buttare su un acquisto al volo: 2 strofinacci in cotone, tagliati poi a casa e dimensionati sulla busta (o il contrario ;-) ). 

Un bottone in contrasto per la chiusura, un pezzo di nastro coordinato e via in valigia! Fatti la sera prima della partenza, non mi paiono venuti male, no?

Il tessuto da strofinaccio dovrebbe essere un'ottimo compromesso, tra fantasia e resistenza all' uso. Qualcosa mi dice che ne farò altri, questo' estate...

venerdì 31 maggio 2019

Sostenibilità #4 - Il balsamo

esempio di sapone shampoo
Il balsamo è tutto un discorso: chi lo usa e chi no, chi fa impacchi di crema prima dello shampoo, chi usa gel o olii nutrienti dopo....

Tutti flaconi comunque. In plastica, o bene che vada, in vetro con chiusura in plastica.

Fermo restando che il punto è evitare di comperare ulteriore plastica, si può tentare (senza perdere la pazienza in due minuti perché non si vuole rinunciare ad un risultato ottimale subito)  il classico "risciacquo con aceto" delle nonne.

Cosa serve:
- una brocca o bicchiere graduato della capienza di un litro circa
- aceto o limone (due cucchiai)

Per la mia capigliatura posso dire che funziona.
Devo ancora capire il dosaggio ideale di aceto, ma almeno ho capito che il trucco è la quantità. La scarsissima quantità.

Chi si chiede dell'odore e della sua permanenza, non dateci peso. Si tratta di due cucchiai in un litro d' acqua, l' odore di aceto si sente appena e dopo il risciacquo con acqua sparisce (invece l' effetto sul capello rimane).
Se poi si verifica che il capello rimane pesante (lavato con sapone-shampoo, parlo per il  mio che autoproduco), la quantità di aceto va ulteriormente diminuita.

Distribuito bene sulla capigliatura appena lavata il litro di acqua contenente l' aceto (o il limone), il tempo di passare un pettine per districare i nodi e già abbiamo concluso: con una bella sciacquata si toglie tutto.

Barattolo di balsamo: eliminato.

domenica 19 maggio 2019

Sapone del fine settimana (piovoso)

Questa stagione primaverile del pit* ha tutto sommato alcuni (pochi) lati positivi:
- niente zanzare
- il tempo non dedicato alle passeggiate/escursioni può essere dedicato ai saponi & spignatto

E proprio questo ho fatto, due saponi:
- un marsiglia con una parte di cocco, da bucato
- un marsiglia con oleolito di alloro, scontato appositamente in soda per ottenere uno shampoo solido o sapone per la persona
oltre al filtraggio di tintura madre (di alloro) e dell' oleato di calendula (subito usato per le mie creme).

Ora devono stagionare per bene...



Altra cosa da fare in una giornata di pioggia: uno stampo in legno per i saponi e le confezioni (da riciclo) per i saponi stessi, quando da regalare o vendere.

Direi che il weekend è stato decisamente produttivo. Chi l' ha detto che la pioggia rovina il tempo libero?
(oltretutto, l' orto-giardino non ha bisogno di essere irrigato e le piante che ho spostato saranno bagnate per bene con un' acqua migliore di quella dell' acquedotto) ;-)

Buon inizio settimana!

sabato 18 maggio 2019

Bullet journal e insalate

Quest' anno è all' insegna delle agende, dei blocchi di appunti, delle idee da annotarsi.

Mi trovo scomoda con il cellulare (non è il centro dell' universo), in particolare quando nell' urgenza mi ritrovo a batteria scarica.

E allora quest' anno la necessità di non perdersi nulla di questa vita ormai troppo piena di cose (non stupiamoci poi di dimenticanze, errori e stress) si è trasformata giocoforza in:
- un kakebo per le "finanze"
- un' agenda per le attività famigliari (sul cellulare solo le attività famigliari da condividere col marito)
- un' agenda riepilogativa mensile (per tenere traccia di scadenze mensili/annuali della famiglia)
- una (nuova, nuova) agenda per i miei appunti su prodotti da realizzare da me: cosmetica e detergenti, rimedi naturali etc. Da poco ho iniziato ad utilizzare Instagram, se cercate #creazioniedintorni  ditemi cosa ne pensate....

Non dimentichiamoci del ricettario di cucina, che a tutti gli effetti è un' agenda, no? Anche le nonne insomma ....

Approfitto per un aggiornamento a tema giardinicolo:
mi pare chiaro che questa primavera sia ormai da definirsi un "tempo da lumache". Nonostante il freddo (almeno le zanzare stanno buone buonine), l unica cosa che cresce nell' orto è l' insalata, in tutte le sue versioni. Accompagnata dalle lumache, naturalmente....

Il trionfo del verde, insomma. Qualche fiore per fortuna ce la fa a fare capolino, in queste giornata grigette...
 Unico esperimento esotico è il baby seme di avocado, che cresce (dentro casa) in modo visibile da un giorno all' altro. L' ho messo in un vaso giallo, per ora, per illuderlo che il sole ed il caldo arriveranno!

Qualcuno ha consigli in merito alla sua cura/coltivazione?
A presto!

martedì 16 aprile 2019

Bees wax wrap

Se ne trovano ormai ovunque, mi è sorta la curiosità di provarli.
E alla fine anche di farmeli, perché no? Ho cera (d' api) in abbondanza, ho stoffa (di riciclo) in abbondanza. Detto fatto: ho grattugiato quanto serviva, tagliato nei formati desiderati, preso una teglia, carta da forno ed il ferro a stiro "da battaglia".

Ci si mette meno a fare che a spiegare.
Quindi vi metto le foto, peccato non si senta il profumo...
stiratura con ferro

panetto di cera

provola incartata ;-)


Adesso c'è la fase di test:
  • per cosa li uso:  a sostituire la pellicola per alimenti, quindi per esempio a copertura di cibi in frigo. Non credo sia adatto - almeno nella stagione calda - per "incartare" panini, ad esempio....
  • come li pulisco: se necessario solo una passata veloce con spugnetta umida o solo acqua. Da verificare la permanenza degli odori (nella foto dell'uso in frigo, pezzo di formaggio)
  • come li conservo: ben asciutti, nella carta forno usata per la preparazione, in un cassetto in cucina. Non credo sia opportuno piegarli riponendoli, ma vedremo in base alla praticità ed allo spazio.
  • quanto durano: probabilmente in base al mio uso potrò chiarire come si mantiene lo strato di cera, l' effetto delle continue pieghe , le eventuali sfilacciature del tessuto, etc.
Aggiornamento un mese di distanza:
sono davvero pratici. Mi pare che lo "scoglio" principale sia l' abitudine alla pellicola, quindi si tratta solo di prenderci la mano .
Ne farò altri perché ne uso davvero di piccini, in particolare per incartare formaggi o a copertura di piccoli contenitori.
Il top per le verdure ed i formaggi: evitano che l' atmosfera interna sia troppo umida, anzi credo che dimenticandosi qualcosa per un po' di tempo in frigo, si corra più il rischio di trovare "il cadavere" rinsecchito piuttosto che ammuffito.
Ottimi anche per l' anguria.

Due piccoli lati negativi, comunque:
- la cera d' api (quella che ho io quanto meno) ha un profumo suo, che può contrastare con il cibo, ma non intendo dire con questo che si trasferisce al cibo.
- la cera d' api (che ho io quanto meno) scurisce un po' la cotonina, bisogna tenerne conto nel caso si usasse qualche bel tessuto. Giusto per il colpo d' occhio, ecco.

Per il resto, ottima soluzione. Ho anche incartato le radici di un paio di piante (piccine) quando le ho trasferite....ben protette  in primis da una busta di carta.




sabato 6 aprile 2019

Sostenibilità #3 - educare alla consapevolezza

In questo caso fa rima con educazione.
Intendo con questo non solo quella che si riceve a casa, ma anche a scuola.

A casa:
  • non sprecare (cibo, acqua)
  • riutilizzare (cibo, abbigliamento, giochi; donare; compostaggio domestico e separazione / diminuzione dei rifiuti)
  • imparare ad acquistare meglio (educare alla spesa consapevole)
  • far da sè (confronto tra cibi già pronti /cibi da cucinare, autoproduzione a partire da prodotti semplici)
A scuola:
  • educazione ambientale
  • educazione stradale (legata a quella ambientale)
  • riciclo dei materiali e filiera dello smaltimento
Qualcosa a scuola si fa, non si può negare. A seconda dell' insegnante o della materia, più o meno sensibile o formata a trattare certe tematiche.

Confesso però che la settimana scorsa sono rimasta un po' sconcertata dal leggere la comunicazione della scuola inerente il "progetto formativo MONTAGNA" di quest'anno scolastico: gita di due giorni in una località vicina (raggiungibile con mezzo pubblico) per fare - cito - " rafting, mountainbike, arrampicata, con personale istruttore e pernottamento in hotel con prima colazione. Tra le attività previste uscita al ristorante, grigliata e utilizzo campetti calcio, tennis, etc".

Ok il verde. Ok l' uscita con i compagni. Ma una parvenza di "istruzione" potevano comunque indicarla.... che so: incontro con l' esperto in fauna e botanica alpina, impariamo a riconoscere l' ambiente fluviale e le sue fragilità, il geologo ci spiegherà blabla... , un percorso natura o un museo nei dintorni, no?? Nada. I ragazzi hanno apprezzato il posto, ma mi sorge il dubbio che abbiano pensato a come preservare un ambiente simile per il futuro, a chiedersi come lasciare una minima "impronta" del loro passaggio, a chiedersi come se sia formato un paesaggio simile ed a quale flora/fauna abbia lui la propria casa.
Qualcuno dirà che a 12 anni non si pensa a queste cose. Ok, forse è il caso di dargli un' imbeccata, a queste giovani generazioni?




martedì 2 aprile 2019

Saponi & co. 2019

Ricomincia la stagione dei saponi.
Forse dovrei precisare meglio, l' anno dei saponi.

Perchè ho iniziato nel 2014 a scoprire questo bel mondo, mi sono informata ed appassionata  e sono stata fortunata a trovare subito il sito di una persona seriamente impegnata sul tema (e su molti altri che gravitano intorno all' autoproduzione, al consumo consapevole ed all' ambiente, a dire il vero).
Ho anche acquistato i suoi due libri, ottimi davvero.

Ho prodotto i miei bei saponi (cliccare per un estratto dei vari post) ed ho fatto anche qualche bell' errore (oggi ad esempio ho tagliato un sapone venuto male, di ottobre 2018, che penso passerà ancora mesi di stagionatura in attesa di essere rilavorato in qualche modo....ci penserò).

Tornando a noi, le pulizie di primavera mi hanno fatto capire che ho consumato ormai quasi tutto in termini di sapone...

Da bucato: finito.
Da stoviglie: finito.
Da persona: marea bassissima.
Da capelli: ancor più bassa.
In tutto non arrivo ai 10 pezzi.




Ho quindi ripreso in mano il materiale per la verifica dell' inventario e, sulla base della piccola esperienza maturata fin qui, ho deciso di semplificare al massimo i prossimi passi coniugando i principi km zero + green + zero plastica.
Il che è pure a favore del portafoglio.

Il risultato è questo:

  • olio d' oliva e girasole italiani
  • se l' occasione si presentasse di reperire materia prima bio per oli o burri: mandorla ma anche cocco, cacao e karite'
  • coloranti ed oli essenziali: sono opzionali ma c'è un' alternativa (perchè dovrei volere essenze rare d' oltreoceano o colori sgargianti da aggiungere extra?)
  • oleoliti ed infusi: fatti in casa, con erbe / fiori del giardino (a lato preparativi con alloro)
Insomma, a parere mio se si vuole cercare  un consumo sostenibile dovremmo fare con risorse il più possibile locali. Senza eccessive ansie di perfezione: al capello poco importa che il sapone -shampoo sia blu, ed esempio. Che profumi alla cannella ancora meno, è solo un sfizio personale che vogliamo toglierci.

sabato 30 marzo 2019

Riciclo con l' ombrello (rotto)

Due ulteriori soluzioni per riutilizzare tessuti già disponibili in casa, ma - per una serie di motivi che spaziano da moda a guasti involontari.... - non più utili al loro scopo primario.

Esempio 1: un vestitino da bambina anni 80
Esempio 2: tela impermeabile di ombrelli rotti (ma quanto sono fragili, accipicchia!)
Esempio 3: una pezza di stoffa provenzale che davvero non mi piaceva e non sapevo cosa farne/ a cosa abbinarla

Risultati ottenuti, dopo un po' di ricerca per capire cosa mi piacesse, nel frattempo i tessuti sono rimasti ammassati nel mio placard:

- telo impermeabile per cartella scolastica : è sufficiente cucire intorno dell' elastico e rifinire il "buco" centrale, aggiungere una bella perla di legno per chiudere l' elastico. Fine.



- lunch bag in diverse dimensioni: ho acquistato del velcro in tinta per la chiusura, affinché rendesse il risultato più allegro. Versatili perché utilizzabili per il panino e la frutta, ma anche in piscina per riporre il costume bagnato, o in un picnic per riportare stoviglie da pulire.... basta adattare le dimensioni allo scopo. Le mie sono di taglie diverse, infatti.




Pareri? Critiche? Consigli?

Qui per il plaid da picnic o da escursione
Qui per la sacca portaoggetti, anche per i giochi in giardino

martedì 19 marzo 2019

Sostenibilità #2- dove finisce il riciclo

Indecisa fino all' ultimo se scegliere un argomento o un altro.
Dato che e' tardi e che il tema è ampio, scelgo di pubblicare una sola riflessione. In realtà più una domanda.... dovrò cercare approfondimenti per ottenere una risposta.

Dato che ci dobbiamo impegnare a consumare meno ma meglio ma allo stesso tempo è impossibile non consumare (nella parte di mondo in cui molti di noi vivono non e' pensabile ritornare all' autosufficienza dell' autoproduzione e al solo autoconsumo), non si può pensabile farlo dall' oggi al domani. Servono piccoli passi, cioè agire.

Se per sviluppare un' economia sostenibile conciliabile con una salvaguardia dell' ambiente si deve comunque consumare (ma meglio) e dato che una parte del mondo sta facendo grossi sforzi per riciclare, abituare al riuso, a riparare anziché gettare.

Mi chiedo: tutto quello che noi ricicliamo negli appositi bidoni, dove va a finire?

In famiglia abbiamo due bidoni per il compost in giardino (l'abbattimento delle tasse sui rifiuti è davvero ridicolo, si potrebbe incentivare ulteriormente) quindi so dove va la mia Biomuell e di che qualità è;

il nostro bidone per la raccolta del "residuo non riciclabile"  viene svuotato 4 volte all' anno e di sicuro ci impegneremo a ridurne ancora il volume /la frequenza degli svuotamenti;

 al locale Centro di Raccolta Rifiuti portiamo il meno possibile;

ricicliamo il vetro, la carta, la plastica.

Mi piacerebbe avere una chiara panoramica della filiera: dal nostro bidone a? Tutto questo materiale mandato al "riciclo", dove va?

Come mi rendo conto che nei miei acquisti gli imballaggi, ad esempio, provengono da materiale riciclato?
Come posso scegliere con maggiore attenzione prodotti "green"?

Non so voi, ma io vedo ben poco di riciclato quando faccio la spesa.... Il vetro ok.  Qualche prodotto in carta, ok.
Però mi chiedo se la plastica , che mio malgrado mi ritrovo nelle borse della spesa, sia "nuova "plastica.

Si legge di treni carichi di immondizie portati all' estero. Di discariche vecchie e nuove, di rotoballe, ... Ma che fine fa il prezioso riciclo, nelle mani di chi finisce, in quali paesi? Ritorna in qualche modo nei nostri negozi (o in quelli altrui)?

I label che riportano l' indicazione del "riciclato" non sono molti, oppure sono presenti solo per categorie di materia prima?

Confesso di saperne ben poco, quindi come posso "consumare consapevole" e migliorare la mia consapevolezza?




lunedì 25 febbraio 2019

Sostenibilità #1- un inizio

Nell' attesa di realizzare :

- un secondo furoshiki per il pranzo da ufficio
- alcune tele cerate in sostituzione della pellicola per alimenti
- tovaglioli in cotone per i pasti in famiglia a sostituire i tovaglioli di carta

in questo post voglio riprendere in chiave sostenibile la riduzione della quantità di plastica intesa come imballaggio.

Noi usiamo tanti fazzoletti di carta. Al di la del budget dedicato, che non ho mai quantificato, non penso che siano eliminabili del tutto, anche perchè tutto sommato sono più igienici (vuoi mettere la quantità di soffiate di naso i primi anni di vita della prole?), ma vorrei introdurre un uso più attento in famiglia ora che l' età lo permette.

L' intenzione è di eliminare l' acquisto dei pacchi da 12/15 confezioni (doppio imballaggio), a favore di soluzioni in cartoncino, per poter portare con sé il quantitativo necessario grazie a piccoli portafazzoletti in tessuto. Già ne avevo realizzati qui, ora posso dotare ogni figlia del proprio, realizzato a richiesta nei colori desiderati.

Cosa ne pensate?




venerdì 22 febbraio 2019

Verso la primavera

Siamo a fine inverno e la luce già è cambiata.
Nulla di meglio che recarsi al lavoro con il cielo azzurro e gli occhiali da sole in borsa (per il rientro nel pomeriggio).

Anche in casa le cose cambiano: si inizia a pensare al giardino con il piccolo orto (pulizia e rivoltamento delle zolle, concimazione), si inizia ad accantonare la lana riordinando berretti e guanti, si riorganizzano gli spazi.

Ho già utilizzato un nuovo gomitolo azzurro brillante, combinandolo a un piccolo residuo panna che avevo in casa, per un astuccio scolastico (non ce ne sono mai abbastanza, come per le borsette quando le figlie erano più piccine).






Ho preparato un nuovo deodorante, in panetto stavolta, composto da 4 ingredienti: 45% olio di cocco, 30% bicarbonato di sodio, 20% fecola o amido, 5% cera d' api + oli essenziali a piacere (o senza).  Non ricordo più dove ho trovato queste indicazioni, me le sono segnate nel Bullet Journal per provare quando ne avessi avuto l' occasione (qualche pagina ogni tanto è dedicata alle cosa da provare ed alle idee che durante il giorno mi frullano in testa). In foto c'è solo metà quantità della quantità prevista dalla ricetta, ho preferito testare prima di decidere se fa per me.





Ultima cosa: vorrei riuscire a riprodurre un sistema flessibile a compartimenti per i cassetti delle pargole, allo scopo di riuscire ad utilizzare tutto lo spazio disponibile. Vorrei usare del feltro lilla non troppo rigido, al momento sto testando con una riproduzione in carta, anche per essere sicura delle misure. Vedremo.
Le foto presenti in questo blog con il logo "creazioniedintorni" sono di mia
proprietà così come alcune senza logo. Ce ne sono altre prese da internet da fonti che le definivano free, quindi per queste ultime nel caso in cui
io abbia potuto ledere inconsapevolmente il diritto d'autore, vi prego di avvisarmi via e-mail e
verranno immediatamente rimosse. Grazie