lunedì 25 aprile 2016

Tra L1 e L2

In questo periodo si testa la conoscenza della L2 rispetto alla L1 anche sul posto di lavoro....ed il caporeparto è venuto alla carica con il "compito" che gli è stato assegnato dalle RH:  valutare assieme al dipendente le modalità di mantenimento/ulteriore miglioramento della conoscenza della L2 per colori i quali sono al di sopra del livello minimo aziendale prefissato.

Bene, ottima iniziativa (se non fosse che avere un livello di L2 superiore al minimo aziendale non viene riconosciuto a livello di stipendio).

Tra le modalità di cui sopra alle quali l'azienda ha pensato vi sono varie misure che coinvolgono il dipendente e non mi dilungo, ma per caso a questo proposito mi sono imbattuta in nell' articolo di GenitoriCrescono e quindi ho fatto alcune connessioni:

1)  l'importanza dell'ascolto: la mia L2 è decisamente arrugginita, dato che ormai da anni sono "impostata" sulla L3: l' azienda non ha la più pallida idea di cosa sia la "fase del silenzio" nelle sue proposte di "modalità di mantenimento/miglioramento", perchè spinge all'aspetto attivo della lingua considerando il passivo meno importante

2) sull'imparare meglio da piccoli: proprio la fase del silenzio (che coincide con la fase dell'ascolto e della "registrazione" dei suoni) permette  a bambini (ed adulti, perchè no) di assimilare meglio le caratteristiche fonetiche/espressive per un migliore apprendimento della L2. Le maestre di scuola materna e pure di scuola elementare ignorano bellamente la cosa purtroppo.

3) L2 usata in famiglia: il parlare anche tra le mura domestiche la L2 (o ulteriore lingua non madrelingua) ha taluni svantaggi che il personale insegnante dovrebbe sapere (!!!), me ne sono accorta anni orsono ed ho risposto per le rime alle maestre che tiravano in ballo la famiglia. Come si fa ad imparare bene la L2 tra persone la cui madrelingua non è la L2? Si incorre con sicurezza in errori, a meno che la L2 non sia veramente di livello molto alto.

Detto questo, in Trentino vige il piano Trilingue da poco, ma i primi risultati si vedono: i soggiorni all'estero, pur pubblicizzati ed organizzati dalle scuole, rimangono a totale carico delle famiglie a fronte invece di stanziamenti per il personale insegnante . Bravi!


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