giovedì 25 gennaio 2018

Io so, tu sai, egli sa...

Esempi tratti dalla vita quotidiana ce ne sono diversi.

Tra lavoro-casa-famiglia è facile notare che, nonostante si facciano mille cose, il tempo sembra non bastare mai.

Allora uno si ferma a rimuginare un po':
- come si faceva "prima"?
- c'erano meno distrazioni, meno attività? La vita era certo più casalinga e semplice, ma se vogliamo anche meno "ricca" di occasioni ...
Togli cellulari, togli pc, togli mille impegni extra-scolastici e metti che in famiglia solo il marito lavorasse a tempo pieno fuori casa....
L'equazione era questa:

donna casalinga (di solito con prole) = giornata intera per il ménage (non lo si chiamava lavoro, ma insomma)

Oggi abbiamo gli elettrodomestici, il supermercato dietro l'angolo/dietro l'ufficio, una automobile in più in famiglia ....eppure.

A ben guardare ci sono un sacco di attività che prima non si facevano proprio "da sé", quindi c'era tempo per altro di più concreto forse:
-(tenere un blog) o seguire un social
- pagare alla cassa "veloce" al supermercato.... poi se invece ti servono più di 10 articoli, fai la cassa due volte....
- montaggio mobili/ allacciamento elettrodomestici
- il mondo dei servizi bancari online
- quell'altro dell'acquisto online (rimpiazza lo shopping reale e salva i piedi, ma spendi più spesso)
- fare benzina o lavare la macchina "fai da te così spendi meno"
- uso di lavanderie a gettone per lo stesso motivo

-... adesso non me ne vengono mente altri esempi ma sono le 10 di sera ed ho sonno

In alcuni casi, l'attività è benvenuta, la si fa volentieri e con soddisfazione, in altri meno, ma in termini di "tempo speso" siamo sicuri che sia un vantaggio che migliora la qualità della vita? Si fa tanto da sé, ma a volte si confondono le priorità o i livelli di importanza.

Molto spesso il tempo è semplicemente  un bene prezioso che dovremmo autonomamente decidere come spendere, e che invece viene risucchiato in mille attività diverse: due minuti li, cinque la, ....

In parallelo e per restare sul tema "come spendere il nostro tempo libero" ma soprattutto il "come", c'è da riflettere sul fatto che avere, che so, un buono-pasto o altre misure di welfare aziendale (pacchetti, agevolazioni...) ha la connotazione del condizionamento indiretto di decisioni che dovemmo prendere noi, nei tempi e nei modi che vogliamo, nella più completa discrezionalità. Invece veniamo pilotati: a mangiare li, a spendere là.

Sto iniziando la lettura di "Il lavoro ombra", di C.Lambert, sono sicura che mi si aprirà un mondo, come si suol dire.  Oltre al fatto che in nome dell'organizzazione / standardizzazione / semplificazione / disponibilità 24h su 24 forse le attività del "fai da te che paghi meno" hanno ridotto taluni i posti di lavoro in certi settori.    O forse ne sono stati creati più di quanti ne sono stati soppressi? Ed il vantaggio, in fin dei conti, c'è davvero?
Mah.

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